Ma la guerra è la guerra e con la polizia sudanese avevamo già avuto guai a sufficienza per azzardarci a eluderla.
La montagna sembrava abitata solo dalle aquile e dagli avvoltoi che giravano in cerchi poco sopra le nostre teste, ma un giorno vedemmo un gregge di capre e il pastore si avvicinò a noi chiedendo dell’acqua in tono perentorio. “Maia!” - Acqua. In Africa chi ha bisogno di acqua la chiede e chi ne ha non può rifiutarla. E’ la regola sacrosanta. Il pastore aveva uno spadone lungo e largo mezzo arrugginito ma dall’aspetto temibile e ci spiegò a gesti che serviva per cacciare via le aquile che insidiavano le capre.

Sahara mirella4Quella volta non arrampicammo ma le montagne di Kassala sono uno dei ricordi più belli dei nostri vagabondaggi africani. La prima volta, e per molti anni in seguito, siamo andati in Africa per scalare montagne: il Kenya, il Kilimanjaro, l’Atlante, ma soprattutto le montagne dell’Hoggar, del Tefedest e del Tesnou, nel Sahara algerino. Mio marito, guida alpina, portava clienti a arrampicare; più spesso si andava con pochi amici e anch’io salivo sulle montagne fin dove riuscivo ad arrivare. Era bello salire su montagne dove non esistevano sentieri, cercando la via più logica. Era bello sapersi soli e attenti a che non capitasse niente a nessuno di noi, perché non potevamo contare sul soccorso di nessuno. Era un legame in più che cementava l’amicizia, ma la cosa che maggiormente ci accomunava era il gustare insieme e con la stessa intensità ogni momento di quella bellezza infinita che ci trovavamo attorno. La roccia, la sabbia, il cielo blu come in alta montagna; i cambiamenti di luce, il freddo della sera e le stelle enormi e lucenti sopra la nostra testa di notte. 

Dormiamo ancora sotto quelle stelle nei deserti che continuiamo a visitare noi due soli, non più soltanto per scalare le montagne ma per il deserto in sé. In fondo il deserto è una dimensione orizzontale in cui ritroviamo tutte le emozioni che dà il mondo verticale della montagna. La solitudine, la bellezza della natura e il riuscire a gustare le cose semplici e essenziali. Il piacere di riposare dopo la fatica, di bere dopo la sete... Ci si rende conto che nella vita di tutti i giorni possediamo troppe cose, usiamo troppe cose e non tutte sono cose di cui abbiamo veramente bisogno o che davvero ci fa piacere avere. Poi, è vero, rientriamo a casa e torniamo ad essere come prima. Ma proprio proprio come prima forse no: un poco, anche se poco poco, siamo migliori. O almeno più consapevoli di quello che abbiamo e più disposti ad apprezzarlo.

SAHARA
Scritto da Mirella Tenderini

iscriviti newsletter