adrarPiù a sud, a Adrar, prima del colpo di Stato del 1992, erano stati scavati pozzi fino ad estrarre acqua dall’immenso giacimento di acqua fossile che si estende in profondità sotto tutto il continente africano. Nel deserto erano stati ricavati campi fertilissimi che davano più raccolti l’anno, e le terre venivano assegnate ad un prezzo poco più che nominale ai cittadini algerini disposti a trasferirsi e a investire nell’attività di coloni. Ce ne parlava un ingegnere di Orano, nell’ombra riposante di un minuscolo ristorante a Timimoun, nel Gourara - l’Oasi Rossa a 530 chilometri a sud-ovest di Ghardaia. Seduti a gambe incrociate attorno allo sgabello basso e largo su cui erano appoggiati i nostri piatti, conversammo a lungo con lui e sua moglie. L’ingegnere aveva lasciato un lavoro redditizio a Orano e si era trasferito ad Adrar con tutti i risparmi della famiglia; in un anno aveva già avuto molta soddisfazione dai primi raccolti. La moglie abitava ancora a Orano con i figli che frequentavano il liceo. Non si vedevano da un anno e avevano deciso di incontrarsi a Timimoun. Erano una bella coppia di mezza età, lui in djellabah bianco e lei in abiti occidentali. In perfetto francese ci raccontarono i loro progetti per il futuro, quando tutta la famiglia avrebbe potuto trasferirsi ad Adrar, che l’ingegnere descriveva come un paradiso, vantando con orgoglio i suoi meloni dolcissimi, i pomodori enormi, profumati, saporiti... Chissà come vanno le cose adesso ad Adrar. Non siamo più tornati in Algeria da quella volta. Sapevamo dell’enorme riserva di acqua fossile dell’Africa. Ce ne aveva parlato per la prima volta Alfonso Vinci, ben noto come alpinista, molto meno per la sua attività di geologo. Ci aveva colpito sapere di una risorsa immensa come quella e fantasticavamo immaginando tutti i problemi dell’Africa risolti.

Ma sarebbero davvero risolti? O non succederebbe piuttosto che l’acqua cavata da una parte venga a mancare da qualche altra? Non è certo una questione di quantità ma di equilibrio... In Libia sono state fatte grandi opere per portare l’acqua fossile del deserto nelle città ammodernate e agli impianti industriali sulla costa e pare che sia questa la causa dell’inaridimento di pozzi a centinaia, migliaia di chilometri di distanza...

Non voglio pensare che possa mai mancare l’acqua a Siwa! Che ne sarebbe delle sorgenti di acqua fresca e di acqua calda fra le dune di sabbia e all’interno dei giardini dove i rami del melograno si intrecciano agli ulivi? Siwa si trova in territorio egiziano proprio sul confine con la Libia e si estende per qualche decina di chilometri in mezzo alle sabbie che ventisei secoli fa inghiottirono un intero esercito. Cambise, re della Persia, lo aveva inviato per assoggettare l’oasi, importante centro religioso - e quindi politico - per la presenza di un oracolo di Amun. Chi avesse conquistato Siwa avrebbe dominato l’Egitto. L’esercito marciò attraverso le sabbie ardenti del deserto ma non arrivò mai a destinazione e non se ne seppe più nulla. Travolto forse da una tromba di sabbia, inabissato, sparito. Alessandro Magno ebbe maggiore fortuna. Anch’egli, dopo la conquista della costa egiziana e la fondazione di Alessandria, si recò a Siwa per consultare l’oracolo di Amun - divenuto Zeus Amun a suggello dell’unione tra greci e egiziani - e a farsi dire che lui, Alessandro era figlio perlappunto di Zeus e perciò legittimo sovrano dell’Egitto. L’oracolo non lo deluse. Ci sarebbe mancato altro! Avrebbe provocato un incidente diplomatico di dimensioni storiche.

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